Testimone scomodo delle Quattro Giornate di Napoli
Le Quattro Giornate di Napoli vengono spesso raccontate come un moto spontaneo, eroico e unanimemente condiviso. Una narrazione comoda, che nel tempo ha finito per neutralizzare il conflitto politico che quelle giornate portarono con sé. Il reel pubblicato su questo tema ha riaperto un dibattito che non si è mai davvero chiuso: chi guidò l’insurrezione, quali forze agirono sul terreno, e perché alcune voci furono rapidamente rimosse dal racconto pubblico.
Questo articolo fa parte della sezione Tra carte e pagine, dedicata alla lettura critica di libri, documenti e materiali d’epoca.
Questo testo nasce da lì
Pubblicato a Napoli nel 1946, Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane di Edoardo Pansini è tra le prime opere a stampa dedicate all’insurrezione del settembre 1943, uno degli episodi fondativi della storia resistenziale italiana. Il volume fu pubblicato tra la fine del 1945 e i primi mesi del 1946, quando la memoria dei fatti non era ancora normalizzata, e restituisce una lettura ancorata all’esperienza diretta: la sollevazione armata della popolazione napoletana contro l’occupazione tedesca, conclusasi con la liberazione della città prima dell’arrivo delle truppe alleate.
Un libro nato nel vivo del conflitto
Pansini non scrive da storico a distanza. È comandante del Fronte Unico Rivoluzionario, partecipa alle Quattro Giornate e in quei giorni perde il figlio Adolfo. Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane nasce nel clima immediatamente successivo alla guerra e si colloca al crocevia tra cronaca militante e rivendicazione storiografica. Non è un diario, ma un’operazione consapevole di smontaggio della narrazione che, già all’indomani del conflitto, tendeva a ridurre l’insurrezione napoletana a episodio di ribellismo o a pittoresca esplosione plebea. O peggio ancora, all’affermazione che Napoli non sia stata la prima città italiana a liberarsi dal nazifascismo ma che i nazisti decisero di ripiegare per sfuggire alle truppe alleate e per rinforzare la Linea Gustav.
Nel libro emerge con forza la sinergia tra goliardi (studenti universitari), docenti, operai, donne, uomini, militari e scugnizzi: mondi diversi che, nella lettura di Pansini, trovano una convergenza politica e civile. La partecipazione popolare non è descritta come caos, ma come forma di consapevolezza collettiva maturata sotto i bombardamenti, nella fame, nei rastrellamenti e nell’occupazione militare.
Pansini, artista e intellettuale prima che comandante
Ridurre Pansini al solo ruolo militante sarebbe fuorviante. È un artista, un pittore, un intellettuale organico. Fonda e dirige la rivista d’arte Il Cimento, censurata dal regime fascista nel 1936 e, dopo la Liberazione, nuovamente colpita dalla censura del Comando Alleato.
Questo dato è decisivo: il conflitto che attraversa il libro non nasce nelle barricate del 1943, ma ha radici più profonde, culturali e politiche, e prosegue ben oltre la fine della guerra.
Una figura scomoda per tutti
Pansini rivendica con forza l’autonomia politica del Fronte Unico Rivoluzionario e non esita a entrare in collisione con le strutture di controllo del dopoguerra. Denuncia il tentativo anglo-americano di neutralizzare il portato rivoluzionario delle Quattro Giornate attraverso una rappresentazione folklorica e depoliticizzata; contesta la strumentalizzazione della figura dello scugnizzo, trasformato in simbolo utile a dimostrare il presunto collasso dell’apparato nazifascista; registra il progressivo isolamento dei Patrioti napoletani rispetto alle organizzazioni resistenziali istituzionalizzate.
Il risultato è una frattura che non si ricompone. Il libro mette in luce la contraddizione tra l’eroismo delle barricate e l’immediata restaurazione sociale che segue la liberazione, trasformando la cronaca dei fatti in una precoce riflessione sulla questione meridionale e sulla mancata palingenesi dello Stato italiano.
Dopo la guerra: la marginalizzazione diventa materiale
Il conflitto non si esaurisce nel racconto. Pansini lotterà fino alla fine dei suoi giorni affinché ai protagonisti delle Quattro Giornate vengano riconosciuti gli stessi diritti riservati ai partigiani del Nord Italia.
Questa esclusione non è solo simbolica: è amministrativa, economica, politica. È il segno concreto di un divario Nord–Sud che sopravvive alla Liberazione e che rende la vicenda dei Patrioti napoletani una storia irrisolta, ancora oggi attuale.
Perché questo libro conta ancora
Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane è un libello raro e scomodo. Non conferma una memoria pacificata, ma restituisce complessità a un evento che troppo spesso viene semplificato. Arricchito da testimonianze iconografiche di crudo realismo, il volume rimane una chiave indispensabile per comprendere come Napoli seppe farsi soggetto della propria storia, sottraendosi tanto all’oppressione nazista quanto alla tutela paternalistica degli occupanti alleati.
Questo articolo non nasce per celebrare una ricorrenza, ma per accompagnare fonti storiche autentiche e restituire complessità a eventi che troppo spesso vengono semplificati. Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane è uno uno strumento di lettura critica per chi vuole comprendere come e perché la memoria delle Quattro Giornate sia stata progressivamente addomesticata.
La marginalizzazione del Fronte Unico Rivoluzionario e la mancata equiparazione dei suoi protagonisti a quelli dei combattenti del Nord Italia sono esiti concreti di politiche che non riguardano soltanto la storia: raccontano di come certi territori e certi soggetti siano stati depotenziati nei processi di costruzione istituzionale e sociale.
Oggi, mentre alcune potenze contemporanee muovono eserciti per controllare risorse energetiche o aree strategiche — come nel recente intervento statunitense in Venezuela, con conseguenze di lungo periodo sul controllo del petrolio, o nelle tensioni internazionali legate alle mire sulla Groenlandia che scuotono i rapporti con l’Europa e scuotono i fondamenti del diritto internazionale — diventa ancora più urgente interrogarsi su come occupazione, dominazione e controllo politico-economico agiscano attraverso narrazioni egemoni e questioni di supremazia. Allo stesso modo, l’occupazione anglo-americana di Napoli nel 1943 — e la presenza prolungata del Comando alleato nel Sud Europa — contribuirono a far percepire la città come una sorta di colonia interna per decenni, con effetti anche materiali sulla partecipazione diretta e il riconoscimento di chi aveva combattuto per l’autonomia e la dignità politica.
Materiali, documenti e testimonianze utili per approfondire quanto trattato
Edoardo Pansini – Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane. Napoli, Cimento, s.d. (1946)
Edoardo Pansini – Goliardi e scugnizzi nelle quattro giornate napoletane. Raro esemplare con fascetta editoriale
Edoardo Pansini – I Patrioti delle Quattro giornate e la Pace. Manifesto murale originale
Per questo motivo, Goliardi e scugnizzi fa parte del nostro catalogo: non come semplice pezzo da collezione, ma come testo che invita a leggere la storia senza semplificazioni e a confrontarsi con continuità che vanno dal dopoguerra all’oggi, tra narrazioni pubbliche e scelte di potere.
Testo e cura editoriale
Edgar Colonnese
Materiali di contesto






![Quattro Giornate di Napoli. Mario Palermo [et al.] Il contributo di Napoli alla Resistenza A.N.P.I.](https://www.colonneselibri.it/wp-content/uploads/2025/07/napoli_5260-300x300.jpg)









