Napoli, 10 luglio 1751: l’editto contro i Liberi Muratori
L’editto contro la Massoneria viene promulgato da Carlo di Borbone il 10 luglio 1751, una disposizione che vieta la costituzione e l’attività della società dei Liberi Muratori nel Regno di Napoli. Il provvedimento non segue una sommossa né un episodio di violenza: colpisce un’associazione ritenuta incompatibile con l’ordine pubblico e con l’autorità religiosa.
L’atto si inserisce in un quadro europeo già definito. Il 18 marzo 1751 papa Benedetto XIV aveva emanato la bolla Providas romanorum pontificum, confermando e rafforzando la precedente condanna pronunciata nel 1738 da Clemente XII con la In eminenti apostolatus specula.
La scomunica per i fedeli aderenti alle logge era automatica (latae sententiae). L’editto napoletano recepisce questo quadro e lo traduce in norma civile.
Questo articolo fa parte della sezione Tra carte e pagine, dove libri, documenti e materiali d’epoca vengono letti da vicino.
Editto contro la Massoneria: una proibizione assoluta
Il testo vieta la società dei Liberi Muratori in tutti i domini del sovrano. Non si limita a disciplinarne le attività: ne proibisce l’esistenza.
I membri vengono qualificati come soggetti che turbano la pubblica tranquillità e ledono i diritti della sovranità. L’argomento centrale non è un’azione specifica dimostrata, ma la natura stessa dell’associazione, fondata su vincoli interni non pubblici e su giuramenti.
Il divieto riguarda «tutti i nostri sudditi di qualunque Grado, Dignità e Condizione», senza distinzione di rango o funzione.
La criminalizzazione del sostegno
Il provvedimento non colpisce soltanto l’adesione formale. È vietato:
- intervenire alle riunioni;
- proteggere o favorire la società direttamente o indirettamente;
- concedere spazi, case o luoghi di riunione;
- ospitare membri sotto qualsiasi titolo.
La norma estende così la responsabilità anche a chi renda possibile l’esistenza concreta dell’associazione. Non si tratta soltanto di un controllo sulle persone, ma anche sugli spazi e sulle relazioni.
Stato e Chiesa sullo stesso fronte
Con la bolla pontificia e l’editto regio, la repressione opera su due piani convergenti:
- sul piano spirituale, la scomunica prevista dall’autorità ecclesiastica;
- sul piano civile, il reato contro la sovranità e l’ordine pubblico.
Per un suddito del Regno di Napoli, aderire alla Massoneria significava esporsi a una doppia sanzione: religiosa e politica.
Raimondo di Sangro e le logge napoletane
In questo quadro si colloca Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, scienziato e intellettuale, figura centrale nelle logge del Regno e Gran Maestro della Massoneria napoletana.
Come ha messo in evidenza Rosanna Cioffi, il suo profilo culturale non può essere ridotto alla sola appartenenza massonica¹. La sua attività si estese alla sperimentazione tecnica, alla riflessione militare, alla tipografia e alla costruzione di un articolato programma iconografico nella Cappella Sansevero. Dalla sua stamperia uscirono testi di rilievo nel dibattito religioso e filosofico europeo del tempo, tra cui opere di John Toland e di Michael Ramsay, a testimonianza di una rete culturale inserita nell’orizzonte illuministico internazionale.
L’editto del 10 luglio 1751 segnò per il principe una fase di difficoltà pubblica. Secondo la ricostruzione della Cioffi, egli fu costretto a prendere formalmente le distanze dalla libera muratoria e a chiudere la propria tipografia, orientando successivamente le proprie energie verso la sperimentazione scientifica e verso la rielaborazione simbolica e allegorica della Cappella di famiglia².
Nel contesto settecentesco, le logge non si configuravano come partiti politici né come organizzazioni militari strutturate, ma come forme di sociabilità colta, nelle quali circolavano reti intellettuali, linguaggi simbolici e modelli culturali condivisi. È questa dimensione relazionale e riservata a suscitare l’attenzione e la diffidenza delle autorità civili e religiose.
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Note
¹ R. Cioffi, “Arte, illuminismo e massoneria tra la Cappella Sansevero e il Palazzo Reale di Madrid”, in Napoli Nobilissima, VII serie, III (2017), pp. 75-88.
² Ivi; cfr. anche R. Cioffi, La Cappella Sansevero. Arte barocca e ideologia massonica, Salerno 1987; E. Chiosi, Lo spirito del secolo. Politica e religione a Napoli nell’età dell’Illuminismo, Napoli 1992.
Carlo di Borbone editto contro la Massoneria.
Carlo di Borbone editto contro la Massoneria. Colophon.
Un documento che fotografa un momento storico
L’editto contro la Massoneria del 1751 rappresenta oggi una fonte storica di grande rilievo. Non testimonia soltanto un divieto, ma documenta il modo in cui lo Stato borbonico e la Chiesa interpretarono, a metà Settecento, il fenomeno delle società segrete.
È in questo equilibrio tra controllo, religione e sovranità che va letto il provvedimento: non come episodio isolato, ma come parte di una più ampia dinamica europea di regolazione e repressione delle logge massoniche.
Testo e cura editoriale
Edgar Colonnese
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