Descrizione
Edgardo Curcio, importante artista del Novecento, fuori dagli schemi accademici, dimenticato dalla critica
Rara missiva interamente manoscritta con calligrafia regolare e firma autografa in calce. Di particolare rilievo l’intestazione che riporta l’indirizzo napoletano “via Trinità Maggiore, 56”, lo stesso attestato nella Bibliografia ragionata degli scritti di Carlo Curcio (1898–1971)
«Caro Macchia, Viti [Eugenio Viti, pittore secessionista, Napoli 1881-1952] e Terracina [Arturo Bacio Terracina, pittore secessionista, Napoli 1882-1958] m’han fatto leggere ieri l’articolo buono e fraterno che sul “Giornale d’arte” avete scritto intorno al mio povero fratello Edgardo. Mia cognata [Giuseppina Gambardella] ve ne ringrazierà direttamente: del resto io so e sento di nulla dovervi ringraziare, perché è soltanto nell’intima, sincerissima, profonda amicizia che ancora vi lega – e forse oggi più che negli anni ne’ quali bene so dividevate ideali e passioni d’arte – allo sventurato scomparso, che voi trovate la ragione e lo spirito del ricordo. Ringraziandovi farei valere la mia fraternità di sangue più che la vostra di spirito. Perciò su questo punto taccio.
Voglio dirvi, invece, altro: a nome pure di Terracina e Viti e di mia cognata, coi quali io custodisco il patrimonio, non grande quantitativamente, ma immensamente caro, di Edgardo. Voi avete accennato, nel vostro articolo, ad una mostra napoletana – fra tante – del nostro povero morto.
Noi pure, invero, ci abbiam pensato e ci pensiamo. Ma non vi pare che essa, ora, seguirebbe a troppo breve distanza – non dico quella di Roma [si riferisce alla mostra retrospettiva proposta, all’indomani della sua improvvisa scomparsa, nell’ambito della II Biennale di Roma, Mostra Internazionale di Belle Arti, Palazzo delle Belle Arti di Roma, novembre 1923-aprile 1924] – ma l’altra – non certo, per molte ragioni che non spiego, felice – che si fece, a cura di Viti, alla “Promotrice” [Società Promotrice di Belle Arti Salvator Rosa di Napoli] dell’anno scorso?
Vi dico ancora di più: per un certo progetto, del quale non so ancora la possibilità di realizzazione, non vorremmo distrarre, per il momento, delle opere – le quali son pochissime – che potrebbero servirci meglio per altra occasione. Pensavo pure ad una mostra, sia pure a Napoli, di Edgardo pastellista: inedito, sotto questo aspetto, e, a quel che ho sentito, assai interessante; e mi auguro di poterla far presto… Come vedete non è cattiva volontà la nostra. Tutt’altro. Se mai non avessimo altre ragioni di vita, io i comuni amici e la moglie, potremmo ben dire di vivere per uno scopo: quello di curare e mettere in valore l’arte di Edgardo, il più possibile […]».
Carlo Curcio [Napoli 1898 – Roma 1971) è stato un giornalista e storico italiano. Laureato in giurisprudenza, combattente sul fronte del Piave nella prima guerra mondiale, giornalista professionista dal 1922 al 1934. Fu il primo custode della memoria del fratello Edgardo, raccolse e si occupò della redazione dell’archivio (documenti, fotografie e registri), poi trasmesso al nipote Edgardo jr. Nell’anno accademico 1927-28 fu chiamato come incaricato all’insegnamento di storia delle dottrine politiche nella nuova facoltà fascista di Scienze politiche dell’Università di Perugia; professore ordinario dal 1934, dal 1937-38 fino al 1943-44 ricoprì la carica di preside della facoltà.
Con la fine della guerra venne allontanato dall’insegnamento. Nel 1950, venne chiamato alla facoltà di Scienze politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze, dove restò fino al pensionamento. Le sue pubblicazioni di storia delle dottrine politiche spaziano dall’antichità ai nostri giorni e toccano non soltanto l’ambito italiano, ma anche molti altri Paesi. C. aveva il gusto della recensione, come dimostra la sua presenza assidua in riviste come la «Rivista internazionale di filosofia del diritto» e «Lo Stato».
L’attenzione per l’opera di Machiavveli è una costante nella sua attività sia didattica sia scientifica. Nel 1932-33 dedicò il corso di lezioni a «un ampio esame del Pensiero di Machiavelli e dei suoi riflessi nell’opera degli scrittori politici posteriori, fino ai contemporanei» (in R. Università di Perugia 1935, poi 2006, p. 62). Giunto a Firenze dedicò nuovamente a M. il corso. Anche nella sua opera maggiore, Europa. Storia di un’idea (1958), ricorre un’analisi dei riferimenti machiavelliani all’Europa e alla sua distinzione dall’Asia e dall’Africa.
Achille Macchia [1885-1958]. Giornalista, direttore editoriale e collaboratore di parecchie testate napoletane, tra le quali: Don Marzio, Don Chisciotte, La Tavola Rotonda, Contropelo, Il Mezzogiorno ecc. Salace umorista e attento osservatore dei costumi letterari del suo tempo. Attraverso una collana della allora attiva casa editrice Bideri, da lui diretta, contribuì notevolmente a far conoscere, nell’area meridionale, autori affermati, di passaggio per Napoli: Anatole France, Flaubert, Daudet, Wilde
Edgardo Curcio [Napoli 1881-Torre del Greco 1923]. Pittore. Formatosi fra Napoli e Roma, dopo un inizio all’insegna della tradizione naturalistica di fine Ottocento, approdò all’estetica dei Postimpressionisti e dei Secessionisti austriaci. È stato uno dei protagonisti della Secessione dei Ventitré nata con una Mostra giovanile che nel 1909 diede inizio a un profondo rinnovamento della ricerca artistica napoletana, in sintonia con quell’ “avanguardia” che avrebbe coinvolto a Venezia i giovani di Ca’ Pesaro e a Roma gli aderenti alla cosiddetta Secessione romana, con una posizione equidistante fra la tradizione ottocentesca e i movimenti più radicali del Cubismo e del Futurismo.
Divenne amico di Cipriano Efisio Oppo a Roma e strinse un legame particolare con i napoletani Edoardo Pansini ed Eugenio Viti, arrivando a stimolare l’interesse dei futuristi Umberto Boccioni e Francesco Cangiullo. Fu molto importante per lui la figura del fratello Carlo. Scomparve prematuramente, per una banale caduta da una scala, il 23 agosto del 1923.
Eugenio Viti [Napoli 1881-1952] Pittore e scenografo italiano. Allievo di Michele Cammarano e di Vincenzo Volpe, frequentò con Edgardo Curcio ed Edoardo Pansini lo studio di Giuseppe Boschetto, un morelliano non allineato. Influenzato dalla pittura ‘a corpo’ e dalla pennellata costruttiva di Cammarano, decise di aprire i suoi orizzonti, raggiungendo a Roma, alla fine del 1906, Curcio e Arturo Bacio Terracina. Insieme s’iscrissero alla Scuola libera con il modello vivente del Regio Istituto di belle arti di Roma e poco dopo alla scuola del nudo di via Margutta. Nel 1909 collaborò all’organizzazione della I Esposizione giovanile della cosiddetta Secessione dei ventitré di Napoli, con gli amici Edgardo Curcio, Edoardo Pansini e Arturo Bacio Terracina.
Arturo Bacio Terracina [Napoli 1882-1958]. Pittore, apparteneva alla generazione di Eugenio Viti e di Gennaro Villani con i quali fu in fraterna amicizia. Paesaggista di rilievo e fine colorista, frequentò con assiduità l’ambiente dello storico Circolo Artistico esponendo numerose volte e lavorando sino agli ultimi anni della sua vita.
















