Descrizione
Adelina Magnetti «Tutti mi dicono: Oh, guarda È potentissima, ricca e Signora!..»
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Adelina Magnetti [Napoli 1880 – Bologna 1963] È stata la più grande attrice del teatro napoletano, tanto da meritarsi l’appellativo di “ La Duse del Teatro Napoletano”. Esordisce nel 1898 presso il Teatro Bellini di Napoli con la Compagnia di Eduardo Scarpetta nello spettacolo “Nina Bonè”, dove recita nel ruolo di primadonna ed interpreta con Scarpetta il malizioso duetto “E tre terature”. Riscuote da subito un grande successo, tale da entrare a far parte della Compagnia Molinari del Teatro Nuovo di Napoli, sede del “teatro d’arte” napoletano in funzione antiscarpettiana. Con la stessa Compagnia nell’aprile 1909 dà vita al suo più noto personaggio, l'”Assunta Spina” di Salvatore Di Giacomo.
In seguito diviene l’interprete più conosciuta e apprezzata del migliore repertorio napoletano di inizio secolo, che viene portato nei teatri di diverse città italiane: nel 1910 recita come protagonista in “Anema bella” e in “Addio mia bella Napoli” di Ernesto Murolo, in “Malia” di Luigi Capuana, con la traduzione in napoletano da Libero Bovio; nel 1911 interpreta l’eroina principale di “O Giovannino o la morte” di Ernesto Murolo e Matilde Serao e nel 1913 la torbida Bernardina Pisa nel “Masaniello” di Aniello Costagliola. Nel 1912 fonda una compagnia con Giulio Donadio e Gennaro Pantalena; l’iniziativa si rivela piuttosto infelice dal punto di vista finanziario e la costringe lontano dalle scene per qualche tempo.
Nel 1919 compie un nuovo tentativo di capocomicato, ma nuovamente senza grande fortuna. Nel 1923 abbandona definitivamente la carriera teatrale. Lontana dalla scene, vive a Napoli fino al 1946; quell’anno entra come ospite nella Casa Lyda Borelli per artisti e operatori dello spettacolo di Bologna, dove si spegne nel 1963.
Cecilia Gagliardi [Roma 1881 – ?] Dotata d’una bella voce di soprano studiò al conservatorio di S. Cecilia di Roma con Zaira Cortini Falchi. Sebbene frammentarie, le notizie riguardanti la sua carriera permettono ugualmente di collocarla tra le più illustri cantanti del suo tempo; secondo quanto afferma C. Schmidl aveva una voce superba, dagli acuti portentosi e dolcissima nel registro medio; fu proprio grazie al volume della sua voce e all’autorevolezza della sua presenza scenica che poté esordire a Milano al teatro alla Scala il 10 dic. 1903 nella prima rappresentazione italiana de L’oro del Reno di R. Wagner nel ruolo di Freia sotto la direzione di C. Campanini.
La sua definitiva affermazione avvenne il 27 febbr. 1909 al teatro Costanzi di Roma ove subentrò alla celebre Celestina Boninsegna nel ruolo titolare dell’Aida di G. Verdi, ottenendo ampi consensi dalla critica. Riconfermata al Costanzi, nella stessa stagione cantò ne La dannazione di Faust di H. Berlioz, Il principe Zilah di F. Alfano e nella Loreley di A. Catalani, opera in cui fu particolarmente ammirata. Altro successo la G. riscosse l’11 marzo 1911 nel Macbeth di Verdi rappresentato al teatro Costanzi in occasione dell’Esposizione musicale per il cinquantenario della proclamazione del Regno d’Italia. L’interpretazione che la G. diede di lady Macbeth, a fianco di Mattia Battistini, suscitò grande impressione
Cantò ripetutamente su tutte le scene italiane, unica eccezione il teatro S. Carlo di Napoli che la vide una sola volta in Un ballo in maschera di Verdi (marzo 1914) con A. Bonci e R. Stracciari, diretta da L. Mugnone. La vastità del repertorio unita alla visceralità interpretativa imposta dall’affermarsi dello stile di canto “verista” provocò alla G. una grande stanchezza fisica, ancor prima che vocale, tanto che nel 1921 durante la rappresentazione di Un ballo in maschera di Verdi al teatro Real di Madrid ebbe un collasso dopo l’aria “Ma dall’arido stelo divulsa” e svenne in palcoscenico. Da questo momento, abbandonata la carriera, si perdono le sue tracce. Si ignorano il luogo e l’anno della morte.
Nicola Maldacea [Napoli 1870 – Roma 1945]. Comico del varietà italiano, canzonettista e attore brillante. Dal 1891 Il M., partendo dalle sue specifiche doti di cantante-attore seppe creare un genere particolarmente congeniale, la macchietta, che fece di lui, per lunghi anni, un divo a livello nazionale. La rapida evoluzione dalle iniziali canzoni brillanti del suo repertorio alla macchietta fu propiziata in particolare, almeno all’inizio, dalla fantasia e dal gusto di Ferdinando Russo, giornalista, letterato, scrittore che probabilmente affidò al M. l’interpretazione della prima vera e propria macchietta, L’elegantone, parodia del nobile sbruffone, personaggio di matrice scarpettiana.
Il repertorio di Maldacea crebbe in maniera esponenziale, al Russo seguirono le collaborazioni con autori e musicisti di rilievo: Di Giacomo, Bracco, Ricci, Cinquegrana, Galdieri, Murolo, Nicolardi, Capurro, Trilussa, Valente, Gambardella, Costa, Di Capua…
Gli autori affidavano i loro personaggi all’abilità del Maldacea per divertire il pubblico, per guadagnare – ogni canzone del Maldacea rappresentava un redditizio successo – ma anche, almeno da parte degli autori napoletani, come uno dei modi possibili per salvare un dialetto sentito come lingua e un mondo (L’oro di Napoli, sintetizzando con il titolo dei racconti di Giuseppe Marotta) che si temeva di veder scomparire nel gran calderone nazionale. Il suo successo durò fino alla prima guerra mondiale.
Tina Di Angelo mezzosoprano attiva fino ai primi anni ’20 del ‘900.

















