Descrizione
Adelina Magnetti, raccolta di 40 lettere autografe
La raccolta è costituita da 40 fogli tra lettere e comunicazioni personali: richieste di incontro, richieste di libri: «mi raccomando, rimarrò chiusa in casa per almeno una settimana». Altre richieste: «sono interessata ai profili delle attrici». Condivisione del suo stato di salute: «non mi sentivo bene e mi sono trasferita in convento».
Datazione
Le lettere non sono datate e recano soltanto il giorno della settimana. Gli anni di maggior successo di Adelina Magnetti come interprete principale del teatro d’arte napoletano collocano la raccolta tra il 1909 e il 1912.
Ipotesi di attribuzione
Le lettere sono indirizzate a un unico destinatario, mai nominato, chiamato «Mio caro amico [Professore]». Il tono e gli argomenti indicano un giornalista attivo a Napoli: l’ipotesi di studio è Floriano Del Secolo [Melfi 1877 – Napoli 1949], allievo di Giosuè Carducci, redattore capo del «Giorno» di Matilde Serao, legato a Benedetto Croce e nel 1925 firmatario del manifesto degli intellettuali antifascisti. L’attribuzione resta un’ipotesi. Lo stesso nome ricorre come ipotesi per il Manoscritto Viviani Gemito del 1927, dove la Magnetti è citata tra gli interpreti della compagnia del teatro d’arte napoletano.
Alcune lettere recano in calce l’indirizzo «via S. Lucia 107», altre «via E. Alvino 2 (Vomero)». Al civico 107 di via Santa Lucia abitò più tardi Salvatore Di Giacomo, dal 1916 al 1932: una coincidenza d’indirizzo che si aggiunge al legame di scena, perché la Magnetti fu protagonista della prima di «Assunta Spina» al Teatro Nuovo nel 1909.
Adelina Magnetti [Napoli 1880 – Bologna 1963]. Fu tra le interpreti di maggior fama del teatro napoletano di inizio secolo. Le fonti le attribuiscono l’appellativo di «la Duse del teatro napoletano». Esordisce nel 1898 al Teatro Bellini di Napoli con la Compagnia di Eduardo Scarpetta in «Nina Bonè», nel ruolo di primadonna. Entra poi nella Compagnia Molinari del Teatro Nuovo, sede del teatro d’arte napoletano in funzione antiscarpettiana, e nell’aprile 1909 dà vita al suo personaggio più noto, l’«Assunta Spina» di Salvatore Di Giacomo.
Porta poi il repertorio napoletano nei teatri di diverse città italiane: nel 1910 «Anema bella» e «Addio mia bella Napoli» di Ernesto Murolo e «Malia» di Luigi Capuana nella versione napoletana di Libero Bovio, nel 1911 «O Giovannino o la morte» di Murolo e Matilde Serao, nel 1913 «Masaniello» di Aniello Costagliola. Nel 1912 fonda una compagnia con Giulio Donadio e Gennaro Pantalena. Lascia le scene nel 1923. Nel 1946 entra alla Casa Lyda Borelli di Bologna, dove muore nel 1963.
Floriano Del Secolo (Melfi 1877 – Napoli 1949). Giornalista, allievo di Giosuè Carducci, redattore capo del «Giorno» di Matilde Serao e legato a Benedetto Croce, nel 1923 lasciò la direzione del «Mezzogiorno» e nel 1925 firmò il manifesto degli intellettuali antifascisti. L’attribuzione resta un’ipotesi.




















