Descrizione
È molto probabile che sia Vittorio Pica che Floriano Del Secolo in questo periodo collaboravano entrambi al Pungolo
«Caro Del Secolo Avete ricevuto risposta da Oriani? Io non ho ricevuto nulla. Scrivetegli di nuovo, se lo credete opportuno. Cordiale stretta di mano».
Floriano Del Secolo strinse una forte amicizia con Alfredo Oriani, le cui opere e i cui atteggiamenti affascinavano il giovane «recensore appassionato e fazioso, biografo partecipe». [Cfr. Emma Giammattei, Il romanzo di Napoli: geografia e storia letteraria nei secoli XIX e XX, Napoli, Guida editori, 2003, p. 239]. Tenace e affettuoso fu il suo impegno e la ricerca, fino alla morte dell’Oriani e negli anni seguenti, per diffonderne l’opera e toglierlo dal suo isolamento umano e intellettuale, come si deduce dal carteggio pubblicato dal D. stesso, Contributo alla biografia di Oriani (in Pegaso, II [1930], 11, pp. 385-404) e dalla Prefazione al volume Monotonie (Bologna, Licinio Cappelli, 1925) dell’Opera omnia di O. curata da B. Mussolini.
Vittorio Pica (Napoli 1864–Milano 1930) Scrittore e critico d’arte, fu una delle figure più influenti della cultura figurativa italiana tra Otto e Novecento, capace di aprire l’Italia alle correnti europee e di consolidare un dialogo tra arti visive e letteratura. Pica si avvicinò giovanissimo alla critica d’arte e alla letteratura, collaborando con giornali e riviste locali. Napoli, negli anni a cavallo tra i due secoli, era un crocevia intellettuale vivace. Nel 1890, assieme a Benedetto Croce, fondò la “Società dei Nove Musi”, cenacolo di intellettuali e amici, da cui successivamente nacque la rivista Napoli Nobilissima.
La Società si costituì nella libreria di Luigi Pierro (1843-1917). Storico editore che beneficiò dell’importante collaborazione dello stesso Pica. Collaborò a diverse riviste e giornali: Fantasio, Il Pungolo e soprattutto Emporium.
Trasferitosi a Milano, Pica divenne una delle voci più ascoltate del panorama artistico nazionale. La sua attenzione era rivolta soprattutto al Simbolismo e al Decadentismo, con particolare riguardo alle influenze francesi e nord-europee. Dal 1895 seguì con regolarità la Biennale di Venezia, che divenne il suo principale palcoscenico critico. Nel 1920 fu nominato segretario generale della Biennale, un incarico prestigioso che mantenne fino al 1926: sotto la sua guida, la manifestazione assunse una più marcata apertura internazionale, consolidandosi come vetrina dell’arte contemporanea. Pica seppe equilibrare l’attenzione alle nuove avanguardie con una sensibilità ancora simbolista e letteraria, mantenendo la Biennale in dialogo con il gusto del pubblico colto e con le tendenze più raffinate dell’estetismo europeo.
Floriano Del Secolo (Melfi, 1877-Napoli, 1949). Letterato e giornalista italiano, allievo, a Bologna, del Carducci, strinse forti legami con Alfredo Oriani e Alfredo Baruffi. Prof. di lettere e filosofia nel Collegio militare di Napoli, città in cui svolse anche, fino all’avvento del fascismo, una notevole attività giornalistica (Il Pungolo, Il Giorno, Il Messaggero…). Tra il 1918 e il 1923 fu condirettore e poi direttore del quotidiano “Il Mezzogiorno”. Durante il regime fascista fu privato della cattedra alla Scuola Militare “Nunziatella”, allontanato dalla direzione del giornale ( 18 agosto 1923) e radiato dall’Albo dei giornalisti.
Aderì e promosse l’Unione napoletana democratica, costituita da Giovanni Amendola, e fu tra i firmatari nel 1925 del «Manifesto degli intellettuali antifascisti» di Benedetto Croce, con cui intrattenne una stretta collaborazione.
Nel primo dopoguerra, su proposta del filosofo, fu nominato direttore del “Risorgimento”, in cui confluirono nel 1943, dopo la liberazione della città, le testate “Il Mattino”, “Roma” e “Corriere di Napoli”. Aderì nel 1947 al Fronte Democratico del Mezzogiorno e fu eletto nel 1948 senatore quale indipendente nelle liste del Fronte Democratico Popolare. Morì a Napoli il 20 giugno 1949.
Alfredo Oriani, [Faenza, Ravenna 1852 – Casola Valsenio, Ravenna 1909] è stato uno scrittore, storico e poeta italiano. Per quanto discendesse da una famiglia privilegiata della piccola aristocrazia, ebbe un’infanzia difficile, priva di quegli affetti che rendono serena e felice la vita di un bimbo. Il ragazzo crebbe scontroso e solitario, e più tardi rivelò queste sue caratteristiche anche nelle proprie opere. Si recò a Roma per frequentare la facoltà di Legge. Da Roma passò a Bologna, a far pratica presso lo studio di un legale. Intanto la sua famiglia si era trasferita da Faenza a Casola, nella Valle del Senio, dove possedeva una casa, «Villa del Cardello».
In questa dimora Oriani trascorse interamente la propria esistenza, un’esistenza amareggiata da continue delusioni per l’invincibile silenzio che la critica manteneva intorno alle sue pubblicazioni, spesso considerate oscene. Morì, in grande solitudine, il 18 ottobre 1909.
















