Descrizione
Vittorio Pica cita Arthur Schopenhauer:
Desiderare fortemente una qualche cosa, sperare sempre di ottenerla e non ottenerla mai, non è forse questo il più invidiabile destino di un uomo? Così soltanto si può esitare quella intensa tristezza».
e Stéphane Mallarmé, utilizzando due versi della celebre poesia Apparition
Que même sans regret et sans déboire laisse
le cueillaison d’un Rêve au cœur aui l’a cuilli
[Che pur senza rimpianto lascia e senza amarezza la vendemmia di un sogno al cuore che l’ha colto]
Stéphane Mallarmé, poeta simbolista francese, era molto apprezzato dal critico napoletano che gli dedicò diversi scritti, tra cui questo apparso su Emporium n. 16 del 1896
Ascolta la lirica Apparition musicata da Claude Debussy
Al verso, ulteriore riflessione/pensiero, di autore incerto, non datato. manoscritto con inchiostro marrone, 5 righi oltre la firma:
«In vent’anni di giornalismo non mi è ruscito mai di riprendere uno stipendio…posticipato! Un redattore di giornale che si rispetta ha un solo culto: quello dell’amministratore!»
Vittorio Pica (Napoli 1864–Milano 1930) Scrittore e critico d’arte, fu una delle figure più influenti della cultura figurativa italiana tra Otto e Novecento, capace di aprire l’Italia alle correnti europee e di consolidare un dialogo tra arti visive e letteratura. Pica si avvicinò giovanissimo alla critica d’arte e alla letteratura, collaborando con giornali e riviste locali. Napoli, negli anni a cavallo tra i due secoli, era un crocevia intellettuale vivace. Nel 1890, assieme a Benedetto Croce, fondò la “Società dei Nove Musi”, cenacolo di intellettuali e amici, da cui successivamente nacque la rivista Napoli Nobilissima.
La Società si costituì nella libreria di Luigi Pierro (1843-1917). Storico editore che beneficiò dell’importante collaborazione dello stesso Pica. Collaborò a diverse riviste e giornali: Fantasio, Il Pungolo e soprattutto Emporium.
Trasferitosi a Milano, Pica divenne una delle voci più ascoltate del panorama artistico nazionale. La sua attenzione era rivolta soprattutto al Simbolismo e al Decadentismo, con particolare riguardo alle influenze francesi e nord-europee. Dal 1895 seguì con regolarità la Biennale di Venezia, che divenne il suo principale palcoscenico critico. Nel 1920 fu nominato segretario generale della Biennale, un incarico prestigioso che mantenne fino al 1926: sotto la sua guida, la manifestazione assunse una più marcata apertura internazionale, consolidandosi come vetrina dell’arte contemporanea. Pica seppe equilibrare l’attenzione alle nuove avanguardie con una sensibilità ancora simbolista e letteraria, mantenendo la Biennale in dialogo con il gusto del pubblico colto e con le tendenze più raffinate dell’estetismo europeo.

















